Ada Negri

«Pallido, con dure mascelle, larghe narici, larga e tumida bocca, archi cigliari di superba nettezza su occhi fosforici d’un'intensità quasi ostile»: questo è il volto che Veronetta Longhena, protagonista del racconto Il denaro (nella raccolta Le solitarie), osserva nello specchio; questo è anche il vero autoritratto di una giovane Ada Negri che in quel personaggio si identifica non solo per i comuni tratti fisionomici, ma per l’identico carattere ribelle e combattivo, perché si sente come lei «ostile, armata, di razza diversa» rispetto alle sue coetanee. È l’autoritratto di un’adolescente sensibile e caparbia, cresciuta nell’indigenza e giunta poi con ostinazione e forza di volontà al diploma di maestra, che si definisce “di razza diversa” perché è pronta a combattere con la sua poesia per gli ideali in cui crede, ad atteggiarsi, forse con involontaria scaltrezza, a redentrice dei lavoratori sfruttati e oppressi che proprio in quegli anni trovano nel nascente Partito Socialista chi inizia a dar voce alle loro proteste e rivendicazioni.

Ada NegriProprio grazie al personaggio di Veronetta è possibile cogliere le caratteristiche del pensiero sociale della Negri, che scaturisce non dalle teorizzazioni in voga a fine secolo, ma dalla sua esperienza personale: in particolare dai racconti della madre, operaia al lanificio di Lodi dove infortuni sul lavoro, soprusi, licenziamenti in tronco sono la normalità, e della nonna, portinaia in casa Cingia-Barni.

L’irritazione e lo sdegno di Ada Negri di fronte a queste realtà di crudele discriminazione sono le stesse di Veronetta, che ha come lei una madre operaia, e che un giorno assiste, rabbiosa ma impotente, al licenziamento di una vedova che ha sottratto quattro matasse di lana per sfamare i propri figli. [ ... ]